Vogliamo una nazionalizzazione-modello dell’ILVA e dell’intero Gruppo Riva, basata sulla partecipazione democratica dei lavoratori e dei cittadini, per ricostruire un futuro industriale rispettoso della salute umana!


Vista da TarantoPartiamo da alcuni innegabili dati di fatto:

  1. L’ILVA inquina Taranto con sostanze che portano morte e gravi malattie e questo è inaccettabile. Per questa ragione Emilio e Nicola Riva e altri manager sono stati posti agli arresti domiciliari.
  2. La privatizzazione dell’Italsider completata nel 1995, consegnando questo importante complesso siderurgico al Gruppo Riva, si è rivelato un pessimo affare per gli interessi pubblici: la vendita è avvenuta ad un prezzo basso e gli acquirenti non hanno preso i provvedimenti necessari né a garantire la salute dei cittadini liguri e pugliesi né a garantire il futuro industriale del Paese.
  3. Il potere della famiglia Riva è tale da influenzare per i propri scopi la politica, il sindacato, la stampa, la magistratura, la Chiesa e gli stessi tecnici incaricati di controllare le emissioni pericolose dei suoi stabilimenti. A Taranto è stato costruito un vero e proprio “sistema ILVA”: figure politiche vengono create e distrutte secondo gli interessi dell’azienda; rapporti vengono stretti con i potentati locali e addirittura con chi se ne proclama oppositore; lo stesso tentativo di costruzione di un polo ospedaliero privato aveva l’obiettivo di trarre ulteriore profitto dagli stessi tumori causati dall’inquinamento. Questa operazione è però riuscita solo in parte, lasciando delle sacche di resistenza.
  4. Esiste una parte importante della popolazione tarantina che si sta mobilitando per ottenere il diritto di decidere sul futuro economico della propria città e per ottenere garanzie sulla propria salute.
  5. Esiste in tutta Italia un movimento d’opinione ampio a favore dell’economia pubblica e partecipata e contrario alle privatizzazioni, come si è visto nella vittoria referendaria del 2011.

Da queste considerazioni deriviamo la necessità di una soluzione drastica e coraggiosa per i lavoratori di Taranto e dell’intero Paese: L’ESPROPRIO DELL’ILVA E DEL GRUPPO RIVA.


Infatti:

  1. Finché la famiglia Riva resterà proprietaria dell’ILVA, non crediamo che prenderà i provvedimenti necessari, ma cercherà solamente di garantire con ogni mezzo i propri profitti.
  2. Crediamo che il governo, che è schierato nei fatti dalla parte dei Riva, non garantirà i nostri interessi ma i loro, dilapidando centinaia di milioni di euro dello Stato in sovvenzioni camuffate da investimenti per l’ambientalizzazione.
  3. Se anche la famiglia Riva venisse messa alle strette da elementi particolarmente coraggiosi e indipendenti della magistratura, piuttosto che affrontare le ingenti spese necessarie per mettere in sicurezza lo stabilimento, abbandonerà la produzione per esempio trasferendola all’estero.
  4. C’è una forte spinta popolare che chiede di ottenere il controllo su quanto avviene nel polo siderurgico di Taranto e sui fondi che verranno impegnati per le bonifiche e la messa in sicurezza degli stabilimenti. Tuttavia, non si può controllare veramente quello che non si possiede: l’ILVA deve diventare nostra.
  5. Non possiamo e non vogliamo chiedere allo Stato di sovvenzionare l’ILVA. Al contrario, la rinazionalizzazione deve avvenire a costo zero per le casse pubbliche, senza alcun indennizzo per la famiglia Riva.
  6. La famiglia Riva ha accumulato colossali ricchezze sulla base di intrighi inconfessabili e di un comportamento delittuoso verso i cittadini di Taranto e di Cornigliano. Le fortune accumulate in questo modo devono essere confiscate, anche per risarcire le vittime dell’inquinamento.

La nazionalizzazione del Gruppo Riva che abbiamo in mente non riguarderà  solo Taranto ma tutti gli stabilimenti in Italia e all’estero. Non dovrà  riproporre l’industria di Stato burocratica, clientelare, inquinatrice, sprecona e subordinata agli interessi dei grandi gruppi privati come era l’Italsider. Crediamo sia possibile una nazionalizzazione basata sul coinvolgimento diretto dei lavoratori e dei cittadini delle zone degli stabilimenti, tramite la formazione di comitati di portavoce eletti democraticamente e revocabili in qualsiasi momento: una nazionalizzazione-modello, un laboratorio per un futuro alternativo.

Questa nazionalizzazione garantirebbe il mantenimento di tutta l’occupazione e consentirebbe di progettare un futuro diverso per Taranto e per l’industria italiana, scongiurando ogni tentativo di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri e di contrapporre il lavoro alla salute. Le competenze dei lavoratori stessi, dei movimenti ambientalisti e degli studiosi che non sono sul libro paga dei Riva permetterebbero di stabilire razionalmente e scientificamente quali parti della produzione mantenere, quali chiudere e quali e come modificare. Potremo investire in nuovi percorsi di sviluppo compatibili con l’ambiente e creare buoni posti di lavoro per le prossime generazioni. Strapperemo il nostro destino alla logica del profitto e alle manovre dei potentati privati e statali, riafferrandolo nelle nostre mani.

  • Cosimo CASSETTA medico di famiglia e del lavoro
  • Antonio FERRARESE dirigente medico nucleare
  • Giacinto MUTO operaio, FIOM-CGIL
  • Emilio GIACOVELLI operaio ILVA, FIOM-CGIL
  • Giulio ACQUAZZONE operaio ILVA, FIOM-CGIL
  • Francesca RUGGI casalinga

  • Diego BARDI farmacista
  • Francesco LEONE operaio, CISL
  • Grazia PARISI pediatra
  • Mariagrazia NUME psicoterapeuta
  • Mario ARESTA farmacista e ISF
  • Vito ANGELINI capoturno ILVA, FIOM-CGIL

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